Franco Faggiani

La luce del primo mattino

di Franco Faggiani – Fazi editore

“Ma forse è proprio quando ci sono i brutti momenti che la gente apprezza le belle storie”. Dai primi anni del Novecento alla fine della seconda guerra mondiale, Dina e suo figlio Orlando di fronte ai brutti momenti e alle tragedie collettive della Storia, hanno raccontato e venduto “belle storie”, quelle dei libri di cui si sono fatti commercianti professionisti, partendo dal nulla. La luce del primo mattino di Franco Faggiani, Fazi editore, è un romanzo che attraversa un’epoca caratterizzata da povertà, guerre, analfabetismo, spaesamento. È la storia dei primi librai ambulanti*, spesso analfabeti come Dina che, rimasta vedova, affronta la sorte con coraggio e creatività. Dina, nata nei boschi, da sempre sola, selvatica e libera, impara a leggere dal piccolo Orlando e si inventa un mestiere itinerante: vende libri, messi in pesanti gerle, accompagnata dal figlio, bambino ingegnoso e capace di cavarsela.

Franco Faggiani copertina
La luce del primo mattino copertina

“Una donna in questo mestiere non s’è mai vista”, le diceva qualcuno. E lei sorrideva, ricordando a se stessa che era Dina di nome e Mite di cognome, e “seppur un passo alla volta”, si sentiva di potere fare tutto.
E allora Dina si mette in cammino sapendo che la sua merce è diversa, lei venderà “curiosità, avventure, storie che possono sembrare incredibili”. È una donna intelligente, generosa e capace di scegliersi le persone giuste di cui fidarsi. Nonostante alcuni accidenti della fortuna, Dina non soccombe, è pronta al cambiamento. La vita della libraia e del suo bambino, dalla Lunigiana a Genova, è un’esperienza continua di incontri fondamentali e condivisione con gli altri. Di quel poco che hanno, ne faranno parte anche Stella e i suoi sei figli, con cui Dina e Orlando vivranno e lavoreranno vendendo libri al porto di Genova. “Dividiamo i soldi e condividiamo la vita. Cos’altro c’è di meglio?”. Si erano dette le due madri.


L’audacia di Dina e l’intelligenza di Orlando agevolano la loro fortuna. Orlando farà la sua strada, studiando e laureandosi, ma scegliendo poi di tornare a vivere nella casa di campagna ai Prà de prè, lasciata da piccolo. Questo luogo, per Orlando è una via d’uscita, “un approdo sicuro, ogni volta che il mondo girava storto voleva dire salvarsi, con la speranza di poter ricominciare”. E così, infatti, è avvenuto.
Su Prà de prè, durante l’assenza di Dina e Orlando, aveva vigilato Adelmo, molto più di un custode, “l’uomo della provvidenza”, una presenza protettrice. Adelmo muore solo, nell’atto di cura di quel podere che restava l’unico legame con Orlando e Dina, da lui amatissimi. La scomparsa di Adelmo fa scivolare Dina “nel pozzo profondo della tristezza”, del senso di colpa verso una persona che le aveva dedicato, da sempre, tutta la sua attenzione.
Ma la vita di Dina è a Genova, dove è stimata ed è punto di riferimento per la cultura cittadina e il mondo dell’editoria. Eppure il richiamo viscerale verso la terra d’origine non l’abbandona, la prende in modo forte e improvviso. È nostalgia di cieli stellati, vento tra gli alberi, canto di uccelli, è memoria riconoscente verso qualcosa di ancestrale, spoglio e ricchissimo.
Infatti Orlando lo elegge a dimora dove vivere assieme a Zora, compagna di vita con cui potrà condividere fatiche, il quotidiano, ma anche una manciata di sogni in cui credere.


Il romanzo di Franco Faggiani narra e ricostruisce la storia dei primi bancarellai della Lunigiana, ma anche del premio Bancarella nato nel dopoguerra proprio in quei luoghi, grazie ai librai ambulanti.