Diego De Silva - Sono felice, dove ho sbagliato - recensione

Sono felice, dove ho sbagliato?

di Diego De Silva, Einaudi editore

Se sull’amore si può dire e teorizzare tutto, allora perché non creare una class action per chiedere i danni dell’infelicità? L’avvocato Vincenzo Malinconico è richiesto da un gruppo di impantanati (dettagliatamente suddivisi in quattro tipi) che rivendicano diritti, non scritti, contro chi li tiene legati e immobili. Sono felice, dove ho sbagliato? di Diego De Silva, edizioni Einaudi, è ancora una volta un romanzo in cui l’avvocato Malinconico è colui che, raccontandosi, ci fa sorridere sui paradossi, le imperfezioni, i pettegolezzi e le storture così comuni.

Diego De Silva - Sono felice, dove ho sbagliato - recensione

L’amore ad esempio: il pantano non fa andare avanti né indietro, non concepisce progetti né mosse, mette nelle condizioni di “arresti esistenziali”, come quelli di Maria Egizia, la donna che si rivolge a Malinconico e che ha già creato un gruppo agguerrito sul tema.
“Attiro i disadattati, proprio. Mi buttano addosso i loro tormenti esistenziali e fanno anche gli offesi se non voglio starli a sentire quando mi raccontano la loro infanzia. Va bene pure che un avvocato deve empatizzare col dolore del cliente così poi alla fine della causa si abbracciano, ma vorrei essere interpellato anche per il lavoro che faccio, qualche volta”.
E invece gli impantanati che vogliono essere difesi da Malinconico, si sentono lesi, si trovano in un teatro per raccontarsela (gassmanizzarsi, precisa Malinconico) e chiedono giustizia perché l’assunto è che chi travolge l’esistenza altrui, deve essere perseguibile.
Quanto vale quindi il loro dolore? E gli anni persi?

Malinconico, mentre cerca di smarcarsi dagli impantanati affidandoli al socio Benny Lacalamita, riceve la notizia della gravidanza della figlia Alagia, sposata a Heidegger, come lo chiama Vincenzo. La notizia è sconvolgente, bella e mortifera insieme: Malinconico sa che una parte di vita sta per finire per lasciare spazio a qualcosa di nuovo, di più grande che possa abbracciare il futuro di sua figlia, ma anche suo. Vincenzo non è il padre biologico di Alagia, che è figlia della sua ex moglie, ma è colui che l’ha cresciuta e che ora, grazie a una scelta d’amore di Alagia, può chiedersi “sono felice, dove ho sbagliato?”

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