di Roberto Perrone – HarperCollins edizioni
Un amore lungo undici anni, un amore fatto di ritagli, tempo sospeso, cedimenti e riprese. Lena, giovane giornalista, lascia Milano e si allontana da B. G., il collega, l’uomo a cui è legata da un rapporto cresciuto nella clandestinità, per andare a Trapani, ospite dall’amica Ani, l’unico rifugio possibile. La vita che non voglio di Roberto Perrone, edizioni HarperCollins, è un romanzo sul movimento e lo straniamento che certi avvenimenti innescano. Di fronte alla realtà e alla verità che B. G. le pone, la reazione di Lena è tutt’altro che paralizzante. Deve andarsene, cambia numero, non fa sapere la sua destinazione.

Ad attenderla a Trapani, nella stessa casa, monsignor Patrick Kessler, un vescovo tedesco che ha chiesto ad Ani la medesima cosa: riparo. Lena e monsignor Kessler si allontanano dalla vita che non vogliono dopo averla compresa. Ma lo scopriranno solo dopo una lunga notte di confessioni reciproche. Nella casa di Ani, che è stata ricoverata all’ospedale per un malore improvviso, i due ospiti sconosciuti dovranno convivere e avvicinarsi. Lena è una donna immersa nella realtà e nella pratica del mondo, monsignor Kessler è uno studioso di immagini cristologiche che pecca di pragmatismo, eppure è in grado di arrivare molto vicino a Lena: “quel prete, anche lui in fuga, appare inadeguato al mondo reale, non sa come prepararsi da mangiare o muoversi da solo in una città che non conosce, ma è stato capace di pronunciare parole che le sembrano aderire alla sua realtà”. Entrambi si portano i dubbi e le angosce per quello che hanno fatto: hanno mollato tutto dopo avere saputo che la loro vita sarebbe potuta cambiare.
La prima scelta è stata scappare, quella successiva raccontarsi e comprendere: “una confessione non è destinata a chi ascolta. È importante per chi la fa, prima di tutto”, dice monsignor Kessler. Lena allora narra la sua storia al vescovo il quale, senza giudizio, accoglie il dolore di una giovane donna che ha amato un solo uomo, molto più grande, sposato, padre, seducente e innamorato di se stesso al punto di dirigere la sua vita e quella di chi lui sceglieva come gregario. Per undici anni Lena non ha potuto chiedere di più perché le regole di ingaggio poste da B.G. erano chiare e l’amante, se accetta, accetta tutto. Lena racconta a un prete la sua vita in attesa, lo sconforto, la subordinazione ai ritmi e ai tempi di B.G., la tentazione di cambiare e l’attrazione dominante solo verso quell’amore fatto di vuoti ma anche di pieni strabordanti. B.G. è sempre stato l’io narrante della loro storia, ha dettato la geografia degli incontri, i silenzi, le accelerazioni e i ritorni. Lena ha accettato forma e contenuto di una relazione che, sulla distanza, appare una gabbia. Infatti, dopo tanti anni, di fronte a una proposta di B. G. che potrebbe stravolgere l’impianto del loro rapporto, Lena se ne va. Quando lascia Milano, non sa cosa sta cercando, non sa cosa vuole, né cosa farà. La notte di confessione con monsignor Kessler la avvicina alla consapevolezza di sé e della vita che non vuole.
È il turno di monsignor Kessler che, per un motivo non molto diverso, si trova da Ani. Ha scoperto una verità che ha a che fare con certe sue inadeguatezze, con il suo disinteresse verso un incarico così dissonante rispetto al suo essere. “L’obbedienza da sola non basta, ci vuole anche l’accettazione del compito a cui siamo chiamati. Io, questo aspetto, l’ho rimosso”, confessa il vescovo. Lena e monsignor Kessler, da universi opposti, convergono nella stessa storia: sono due persone a cui appare chiaro, grazie a una rottura e al conseguente allontanamento, che un cambiamento è possibile e l’ignoto non sempre deve fare paura.
