Fausto Vitaliano - La mezzaluna di sabbia - recensione

La mezzaluna di sabbia

di Fausto Vitaliano – Bompiani editore

Vorrebbe stare lontano dai legami, dalla confidenza, dalla comunione con l’altro, vorrebbe stare nella sua mezzaluna di sabbia a ricordare e parlare con chi c’è più. Ma il maresciallo dei Carabinieri in congedo Gori Mistico’ ha troppo ancora da dare agli altri per starsene troppo solo. La mezzaluna di sabbia, Bompiani, di Fausto Vitaliano, romanzo che ha vinto l’edizione 2021 del festival Nebbia Gialla di Suzzara, Mantova, è la storia di un uomo che si è preso un congedo da una vita vissuta al servizio dello Stato per congedarsi anche dal mondo, dalle certezze, dagli “assiomi sui quali aveva fondato l’intera sua vita”.

Fausto Vitaliano - La mezzaluna di sabbia - recensione

Gori Mistitco’ non ha figli, non ha famiglia, non ha avuto un padre, con lui tutto potrebbe finire, ma c’è chi lo considera più di un superiore, più di un amico. Il brigadiere Federico Costantino lo coinvolge in un’indagine complessa su due morti apparentemente scollegate, nella terra di Calabria, dove Gori Mistico’ ha fatto ritorno, dove c’è quella mezzaluna di sabbia, luogo sacro e inviolabile in cui rifugiarsi perché è l’unico posto del cuore, dei ricordi, del dialogo col mare e con sé stesso.
Gori Mistico’ accetta di partecipare a latere all’indagine, lo fa a modo suo, fiutando la pista, prendendo per mano, con la sua ruvidezza saggia, il brigadiere Federico Costantino con cui Gori allenterà piano piano le distanze. E così i valori e le domande più vere potranno passare meglio dal maresciallo al brigadiere: “a volte quello che è giusto e quello che conviene sono la stessa cosa (…) anche se sono cose diverse”.

La malattia sta sfiancando Gori Mistico’, l’oncologo e amico Nicola Strangio dedica a Gori tutto ciò che può e sa per salvarlo. E Gori lotta non solo contro la malattia, ma anche contro la parte di sè che vorrebbe cedere al male o all’altra parte di sè che abusa di farmaci pur di restare in vita: “Sono un uomo incoerente e ipocrita, amico mio. Dico che non me ne fotte più di niente, parlo, parlo che sembra che da un momento all’altro mi butto da un ponte e poi, invece di buttarmi davvero, mi intossico di pastiglie di oppio al solo scopo di potere tirare avanti”. Così Gori parla all’amico Michele, l’unica anima a cui Gori può dire tutto, a cui è impossibile negare la paura della morte che è anche paura della vita nello stesso momento: “si sentiva sparire, ogni giorno esisteva sempre di meno. Certe volte la vita è strana, altre volte ingiusta, spesso è indecifrabile. Perché proprio a me?”
Allora darsi un obiettivo, è la risposta per acquietare lo scorrere del tempo, placare il dolore fisico e confortare il pensiero che nessuno avrebbe sofferto per lui, pochi lo avrebbero ricordato: salvare la mezzaluna di sabbia dalla speculazione, fare resistere oltre la sua vita quello spicchio di litorale che avrebbe avuto un senso oltre la morte e oltre il suo tempo che stava per finire.

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