Luca Ferrari - Parma brucia - recensione

Parma brucia

di Luca Ferrari – BookTribu edizioni

Si può scegliere da che parte stare o, semplicemente, trovarcisi. Due uomini sono faccia a faccia e, solo in apparenza, Ernesto Guerra è il carcerato che ha perso la libertà e Carlo Malvisi il giornalista che lo intervista. Parma brucia, edizioni BookTribu, di Luca Ferrari è un romanzo in cui l’idea di male e di bene, libertà e privazione di essa, fortuna e merito non si polarizzano mai: gli opposti arrivano a sfiorarsi costantemente e Carlo Malvisi va incontro al dubbio: “oggi che rifletto con più lucidità, di quelle due convinzioni, che mi chiamo Carlo Malvisi e che sono un giornalista, dovrò abbandonarne almeno una. Ma quale? È come scegliere se recitare la parte della vittima o quella del carnefice. Eppure, in qualche modo, non siamo tutti l’uno e l’altro?”

Luca Ferrari - Parma brucia - recensione

Il cronista di un giornale di provincia, le cui ambizioni si sono sbiadite giorno dopo giorno davanti a un monitor, ha la possibilità di intervistare un detenuto, Ernesto Guerra che vuole raccontare la sua verità, o meglio, quel disegno che ha preso forma nella sua mente intrisa di ideologia. Ernesto Guerra è un uomo che ha scommesso su di sé, Carlo Malvisi no, Ernesto Guerra ha scalato tutto ciò che poteva partendo da molto in basso, dalle umiliazioni ricevute, dall’odio che monta, Carlo Malvisi si è fermato prima, è rimasto sul trampolino, quieto e stinto, senza mai fare il salto. E di questo fallimento, Carlo è consapevole, l’intervista appare una possibilità di riscatto che vale la pena giocarsi.
Luca Ferrari costruisce una doppia storia umana che tende a convergere perché l’uno sembra dire all’altro tu sei ciò che io ero e io sono ciò che tu sarai, come recitava un antico epitaffio funebre.  

Carlo Malvisi, di fronte alle dichiarazioni di Ernesto Guerra, è “parimenti sedotto e allibito”, quell’uomo rappresenta l’attrazione del male che si fa mistero, ma anche manifesto di una “bandiera etica” che, a suo dire, ha portato motu proprio a congegnare e praticare il male verso pezzi di società corrotta e ai vertici del potere.
Da quell’intervista, che durerà giorni, Carlo Malvisi non può tornare indietro perché le convinzioni e le certezze di prima non esistono più: la città e i suoi abitanti gli appaiono diversi, lui stesso è un altro uomo, più pronto a fare quel salto, ma in un’altra direzione.

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