Diego Zilio - L'inganno - recensione

L’inganno

di Diego Zilio – Castelvecchi editore

La menzogna è contagiosa e ha un effetto moltiplicatore. Giorgio mente, ma anche gli altri non sono trasparenti, la moglie, gli amici sembrano nascondere qualcosa, ma Giorgio è il primo a generare una realtà che non esiste e a nascondere la verità. L’inganno di Diego Zilio, edizioni Castelvecchi ha un sottotitolo che invita a leggere il romanzo tenendo sempre presente ‘l’instabile equilibrio delle cose’. Il protagonista Giorgio è vittima e artefice di questa instabilità: perde il lavoro e decide di non dirlo a nessuno, vive una vita che non esiste più. “Una vita basata su abitudini provvisorie, ma di cui doveva tenere conto. Era una prospettiva che lo terrorizzava, perché avvertiva più che mai la necessità di sentirsi utile”.

Diego - Zilio - L'inganno - recensione

Fino a quando allora fare finta di non avere perso uno status e un’identità? Giorgio non è l’unico a vivere di non detti. Su di lui si posa lo sguardo silenzioso della moglie Silvia che pensa e non rivela come sta vedendo suo marito: invecchiato e meno interessante. Silvia ammette a sé stessa di avere cercato un altro lavoro per non condividere con Giorgio il posto di lavoro tutti i giorni e vederlo “da sotto in su”. Ma questo, Giorgio non lo sa, prosegue nella sua fragile e precaria costruzione di giornate senza meta, portando avanti un’altra menzogna: ha inviato a una casa editrice un manoscritto di racconti fingendosi Nicolò Ammaniti. Giorgio ha l’opportunità di smarcarsi e dire la verità, ma va avanti fino a quando viene smascherato e umiliato. La vita sembra accanirsi con lui, è vittima di un incidente che lo costringe a chiedere aiuto e a restare solo, l’instabilità ormai governa la sua esistenza da cui tutto sta scivolando via.

“Quanti sogni devono infrangersi prima di poter dire che non si è più quelli di prima?” Giorgio sta inanellando sogni infranti, ma anche occasioni: quella di lasciare andare la vecchia storia di sé, così tranquillizzante, ma non più vera e abbracciare qualcosa di sconosciuto, nuovo e più autentico. L’opportunità, insomma, che l’inganno verso sé stesso, prima ancora che verso gli altri, abbia una svolta, viri verso la consapevolezza della precarietà su cui poggia l’esistenza.

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