di Veronica Galletta – Minimum Fax edizioni
Costruire un argine, tutelare un territorio, proteggere sé stessa. Caterina è l’ingegnere a cui è affidato un cantiere complicato e per un anno la sua vita è là, nello scavo dove passa le stagioni e lavora a un progetto che è anche un passo avanti, sempre più lontano da Pietro.

Nina sull’argine, edizioni Minimun Fax, di Veronica Galletta è la storia di una giovane donna che mentre costruisce qualcosa per la comunità, edifica dentro di sé un altro argine, quello contro la prepotenza di un pensiero improvviso, violento che ogni volta la riporta indietro, alla convivenza con Pietro che se n’è andato, da un momento all’altro. La nebbia dei luoghi non aiuta, “la nebbia fa questo effetto, quando è troppa. Si trasforma in dubbio, e dentro il dubbio lo spazio diventa circolare, senza uscita”.
E il cantiere le fa da specchio, è il posto dei problemi da risolvere, delle ostilità, della comunicazione non riuscita, ma anche del futuro e della capacità di Caterina di riuscire: “in cantiere come nella vita, alla base ci sono solo problemi di comunicazione. Forse era stato questo il problema fra lei e Pietro, di vocali aperte e chiuse, e dialetti tronchi. Scaccia il pensiero di Pietro. È troppo bello il lavoro che sta vedendo adesso, bisogna goderselo”.
C’è una Caterina che scappa e una che ritorna, una che spinge per lasciare Pietro lontano, e una che aspetta e lascia una possibilità a un uomo che non sa neanche portarsi via definitivamente le sue cose. Perché? Perché non si sa mai, perché un piede nella porta certi uomini amano tenerlo.
Ma Caterina lo capisce, la lotta è più dentro di lei che con Pietro che non cambierà. È una lotta alla ricerca di un posto dove stare, di un tempo che si faccia lineare e non circolare: “ricomincia ad affiorare il pensiero di Pietro. Sono le stagioni, che ritornano, come una maledizione, in un tempo che non va mai avanti, ma gira solo in tondo”.
Ma il cronoprogramma del cantiere diventa il ritmo delle giornate di Caterina, la sua sicurezza, il suo allenamento alla fatica e al pensiero che dalla nebbia può uscire e un argine la proteggerà, anche dal passato. La prova di carico a conclusione del lavoro è il suo personale collaudo: rispetto a quello scavo che Pietro aveva fatto lasciandola a gestire le conseguenze, l’opera è finita e il merito è solo suo.

