di Paola Peretti – Rizzoli editore
“Lo devo alle mie zie, donne vere, combattive, importanti nella mia vita”. Quando, un paio di mesi fa, Paola Peretti al telefono mi annuncia che a giugno sarebbe uscito il libro, prima ancora di accennarmi la trama, dice quasi con urgenza da dove nasce questo suo secondo romanzo: la famiglia, i legami femminili che non stanno mai ai margini e la consapevolezza di non essere soli. La brigata delle cinque sorelle, Rizzoli, è soprattutto questo, una storia di sorelle ma anche di sorellanza fra amiche, è il considerare giusto compiere la volontà, espressa in un lascito, della più anziana componente della famiglia.

Cecilia, nata e cresciuta con la mamma Urania e le zie Talia, Melpomene, Tersicore ed Euterpe, riceve da quest’ultima il compito di cercare l’ultimo fratello, Lorenzo, di cui nessuno ha più saputo nulla dalla nascita. Non è facile per Cecilia tornare indietro al 1945, non la possono aiutare le altre zie che sono affette da Alzheimer, nè la mamma che dà i primi segni di perdita di memoria.
Ma non è solo una difficoltà oggettiva di recuperare certificati e documenti: Cecilia per la prima volta esce da una bolla di iper protezione costruita dalla mamma e dalle zie.
Cecilia ha un deficit uditivo dalla nascita e nella famiglia in cui non ci sono uomini, è stata sempre vegliata.
L’esclusione degli uomini, da parte delle donne della famiglia Flaviani che non si sono sposate, a partire dalla nonna, le ha rese costruttrici di un’autarchia e di una forza da Ecclesiazuse dei nostri tempi. E Cecilia è una di loro.
Le cinque sorelle hanno i nomi delle muse protettrici delle arti, della poesia, della danza, del canto, figlie di Mnemosyne, la dea della memoria nella mitologia, ma per un destino beffardo, le sorelle Flaviani sono destinate a perderla inesorabilmente. È questa una ferita per Cecilia per la quale “zia Euterpe è una parte di me, e lo sono mamma e le zie, da sempre. Sono tutto quello che ho. Mi costituiscono ossa e sangue e particelle elementari di me stessa. Non riesco a immaginarmi al di fuori di loro, di questa casa. Di questa stanza tiepida, dove, da quando mi posso ricordare, ci incontriamo almeno dieci volte al giorno”. Cecilia per la prima volta esce da quel tepore e da quel nucleo così affollato e domestico per affrontare il mondo e le porte in faccia, ma anche per imparare la solitudine, la conquista autonoma e includere nella propria vita chi non conosce.
Paola Peretti costruisce un romanzo in cui le figure femminili più rocciose sono a un certo punto piegate dalla legge dell’invecchiamento, e contemporaneamente si apre una possibilità alla giovane Cecilia di smarrirsi e poi fortificarsi lungo un percorso accidentato ma più consapevole. I limiti sempre più evidenti che costringono le cinque sorelle a essere accudite, sono i limiti infranti da Cecilia che si sente in colpa solo al pensiero di slegarsi da quella famiglia. Cecilia, compiendo la ricerca sullo zio Lorenzo, affina l’approccio verso gli altri, è il suo abbrivio anche verso gli uomini, un mondo con cui non aveva particolare confidenza per le scelte di esclusione del maschio che la brigata delle cinque sorelle aveva portato avanti.
Cecilia sfida se stessa intraprendendo un viaggio da Verona a Brescia, scopre non solo cosa sia accaduto alla sua famiglia, ma che tipo di donna in realtà lei sia. Capirà di non essere così invisibile come credeva, di essere desiderata e che il passaggio si sta compiendo: la sua vita non è in pericolo fuori dal nucleo, ci sono altri pronti ad accoglierla, aiutarla, amarla.
La brigata delle cinque sorelle è il secondo romanzo di Paola Peretti, dopo La distanza tra me e il ciliegio, Rizzoli 2018.
La brigata delle cinque sorelle, edizioni Rizzoli, di Paola Peretti, sarà presentato al Microfestival delle storie giovedì 24 giugno alle 21. Dialoga con l’autrice Riccarda Dalbuoni.

