Chiara Gamberale - I fratelli Mezzaluna - recensione

I fratelli Mezzaluna

di Chiara Gamberale – Salani editore

È nel Mondo Sottopelle che si scopre la verità, si trova l’amore matto, si vive con la completezza delle contraddizioni. I fratelli Mezzaluna, edizioni Salani, è un romanzo (anche) per ragazzi che Chiara Gamberale ha presentato al suo pubblico, al teatro Ambra Jovinelli di Roma il 6 marzo, coinvolgendolo in una costante e riuscita condivisione fra l’attrazione del Sottopelle e il suo opposto, il mondo di Gabaville. La scrittrice è stata affiancata dal cantante Michele Bravi, dotato di ironia e acutezza nel rappresentare, in musica e a parole, la rassicurante scelta di una relazione di quiete, dell’armonia perfetta, come quella di Gabaville, il villaggio dove vivono i fratelli Mezzaluna, ma dal quale poi fuggono.

Chiara Gamberale - I fratelli Mezzaluna - recensione

È possibile trascorrere l’esistenza in una bolla di pace senza brividi e scossoni? O forse è meglio afferrarla quella fune imprevista che ci fa precipitare nel Sottopelle, un mondo sottosopra di fibrillazioni, venti caldi e subito freddi, di rabbia ed emozioni fortissime? Su questa dicotomia inconciliabile, il pubblico dell’Ambra Jovinelli, compatto, non ha avuto dubbi quando dal palco è stato chiesto cosa preferire: il Sottopelle, la vita emotiva più altalenante, dolorosa eppure così attraente e affollata. In questa dimensione, tutto pulsa, smuove, trascina, a Gabaville, invece, solo sorrisi, nessun pianto, controllo e, si scoprirà, un bel po’ di finzione.
Sulla scena, all’antinomia fra i due mondi hanno prestato voce Michele Bravi nella difesa di una vita pacata e prevedibile, e Chiara Gamberale che del Sottopelle ha narrato, tramite i fratelli Mezzaluna Lena e Alen, la forza allettante e respingente, i picchi e gli abissi incomprensibili.

I fratelli Mezzaluna, arrabbiati con la madre Maddy per una bugia, scappano brandendo quella fune che li porta nel mondo dove nulla è lineare, ma tutto scorre ed è sorprendente. Anche Maddy, che fino a prima di diventare madre, era chiamata Maddy la matta, andava e veniva fra Gabaville e il Sottopelle, una profondità seducente per chi ha “il guazzabuglio dell’anima” e non lo placa, anzi lo accoglie fino in fondo. Maddy nel Sottopelle trova l’amore, ma anche lo Scuro, la sofferenza, allora prova a stare senza, ad abdicare in favore di Gabaville, di un amore insipido con cui ingannarsi per mettersi al sicuro. Maddy ci prova, come ci proviamo noi ad accettare la nostra Gabaville, l’artificio perfetto per non soffrire più. Come succede a Maddy e ai suoi figli che per scoprire la verità dovranno precipitare nel Sottopelle, così per tutti gli abitanti pacifici di Gabaville, arriverà il momento in cui il mondo perfettissimo rivelerà la sua incompletezza. “Come farebbe a brillare la luna se non ci fosse la notte?” Come farebbe Lena senza Alen? La felicità senza tutto il Sottopelle con il suo fiume Rosicone, Fibrilla e lo Scuro?
Lo scambio complice, all’Ambra Jovinelli, tra il pubblico, Chiara Gamberale e Michele Bravi ha creato quell’abbattimento della quarta parete che ha fatto circolare emozioni in una interazione palpabile fra centinaia di persone. Chiara Gamberale, ancora una volta, ha saputo interpretare e dare risonanza emotiva a temi come l’autenticità di certi sentimenti che si sostanziano soprattutto nella vitalità folle che portano, ma al tempo stesso sono fragili, contraddittori, veri. “La mente mente” ha detto la scrittrice nello scambio antifrastico con Michele Bravi, è nel Sottopelle che agisce quel nucleo pronto a farci amare o respingere, cercare ancora o inabissarci.
Il romanzo I fratelli Mezzaluna, arricchito dalle immagini di Alida Pintus, agli occhi degli adulti appare quella favola che ci siamo raccontati quando abbiamo preferito adagiarci nel mondo di Gabaville, per poi scappare appesi a una fune verso il Sottopelle, unico luogo dove siamo noi stessi perché possiamo conoscere le nostre emozioni: di fronte allo Scuro non c’è finzione.

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