Marina Visentin - Cuore di rabbia - recensione

Cuore di rabbia

di Marina Visentin – Sem edizioni

“A marcare la differenza tra passato e presente è qualcosa di indefinibile, una luce, un riflesso, forse un’ombra, una sfumatura di colore che non riconosci. E non ti piace. La vorresti far sparire. Eppure lo sai che è tua. E non se ne andrà tanto facilmente”. Giulia Ferro, promossa vicequestore a Milano, si muove tra un passato personale doloroso e un presente faticoso, fatto di poche amicizie e qualche vuoto. Cuore di rabbia, edizioni Sem, di Marina Visentin è un’indagine sulla scomparsa di un’anziana ricca signora, Esmeralda Musumeci, sulla cui vita Giulia scava fino a rintracciare oscuri collegamenti che la portano indietro, a sfiorare la sua giovinezza.

Marina Visentin - Cuore di rabbia - recensione

Una giovinezza segnata da una vicenda familiare disgregante, rispetto alla quale Giulia ha innestato un cambiamento: a vent’anni credeva ancora che l’uomo potesse costruirsi un destino, a quaranta crede che le cose succedano e basta.
Allo specchio si vede diversa, cambiata, più molle, piena di “buchi e fessure, ferite aperte, di quelle che non smettono mai di sanguinare”.
Ma Giulia Ferro è pugnace e in un ambiente professionale maschile, ascolta le proprie intuizioni e non molla, soprattutto quando indagare vuol dire avvicinarsi, per analogia, a fatti privati irrisolti, a fare riemergere ricordi feroci.
Giulia è sempre pronta a una nuova partenza, a non mettere radici, a non disfare scatoloni, eppure, nella sua vita, c’è posto per l’amicizia e la complicità con  l’ispettore capo Alfio Russo, la cui presenza, come Fermin Garzon per Petra Delicado, aiuta a sfumare le difficoltà soprattutto quando le indagini paiono arenarsi.

Io vicequestore rimesta nei dissapori della famiglia Musumeci, una famiglia a brandelli in cui tutti sono nemici e non c’è unità di sangue che tenga. Lo stesso germe, Giulia lo incontra nell’indagine che sta conducendo parallelamente e in modo non ufficiale, sull’omicidio di una sua coetanea, Letizia Giorgi, uccisa negli anni dell’università. Un caso chiuso senza un colpevole di cui Giulia riuscirà a capire tutto, il prezzo sarà tornare molto indietro, alle origini, al lago Maggiore, alla sua famiglia, al rapporto con la sorella “proprio una parola dallo strano sapore”.