Beati gli inquieti - evidenza

Beati gli inquieti

di Stefano Redaelli – Neo edizioni

Stefano Redaelli non racconta la follia, ma la fa parlare, solo dopo averla ascoltata. Beati gli inquieti, edizioni Neo, è un patto di fiducia, anzi di lealtà tra chi scrive e chi legge, a cui viene consegnata una realtà, quella della Casa delle farfalle, in cui senza fiducia non si costruirebbe niente. Stefano Redaelli, professore di Letteratura Italiana alla facoltà di Artes Liberales dell’università di Varsavia, studioso dei meccanismi della psiche, dopo avere realmente fatto un’esperienza di studio all’interno di una comunità, ne crea un romanzo in cui chi parla si mette dalla parte dei folli, del loro sentire strambo ma così vero.

Antonio, il protagonista di Beati gli inquieti, vive per tre settimane nella Casa delle farfalle, in accordo con la direttrice della struttura, e non c’è ospite con cui non crei un legame, una sintonia mai casuale. La poesia, la scienza, la scrittura sono le espressioni di Marta, Cecilia, Carlo, Angelo, Simone, animi inquieti e liberissimi che trovano in Antonio un interlocutore di cui fidarsi. Antonio deve fare uno studio e i libri non bastano più, ma la realtà della Casa delle farfalle non ammette distacco, è totale, non si può stare oltre la frontiera, ma solo al di qua. Antonio allora si immerge e incontra occhi pieni di interrogativi, trova persone attraversate da un dolore che non smette ed è da quel punto di vista che Antonio inizia a osservare. Da lì tutto cambia, acquista spessore, umanità e chiarezza: “i matti dicono sempre una verità”.

Antonio è entrato nella Casa delle farfalle con le sue verità, quelle del mondo di fuori, ma ne apprende altre perché “non si può restare vestiti” al cospetto dei folli, i folli ti scrutano e ti dicono cosa vedono, è la verità che nessuno dice, “i matti sono di vetro” ed è questa la loro libertà, vissuta e praticata in un luogo da cui non si esce. La follia è incubata in una struttura dove il tempo non ha un fine, si accumula e non si distingue più. Un luogo a cui nessuno accede, un circuito chiuso che nega ai folli di andare altrove perché “la loro libertà mette in crisi la nostra” e allora viene tolta, sigillata. Ma nella Casa delle farfalle Antonio impara che le sue domande sulla follia erano sbagliate e quindi senza risposta, e nessuno può dirglielo meglio di chi è lì da sempre.

Stefano Redaelli, candidato a vari premi tra cui premio Flaiano, premio Comisso, premio Napoli, presenterà Beati gli inquieti, edizioni Neo, mercoledì 5 maggio alle 21 per il Microfestival delle storie. Dialoga con l’autore Riccarda Dalbuoni.

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