Paolo Regina - Promemoria per il diavolo - recensione

Promemoria per il diavolo

di Paolo Regina – Sem edizioni

Lo sguardo del capitano De Nittis si posa sui dettagli di una città, Ferrara, “paesone di campagna o capitale di uno dei maggiori ducati d’Europa” in un freddo e umido inverno padano. Paolo Regina, nel suo quarto romanzo di cui è protagonista il capitano della Finanza Gaetano De Nittis, Promemoria per il diavolo, edizioni Sem, regala al lettore, tra le pagine di una storia gialla, un itinerario artistico per la città. Percorrere le strade del centro in cui si muove, in bicicletta come i ferraresi, il pugliese De Nittis, è seguire una mappa tra chiese, vie medievali e rinascimentali che l’autore non solo descrive ma approfondisce: la zampata del diavolo sul portale di San Domenico, la chiesa di San Giacomo e i Templari, la vicenda di Laura Malatesta e Niccolò terzo d’Este.

Paolo Regina - Promemoria per il diavolo - recensione

A Ferrara, nel giro di pochi giorni a ridosso delle festività natalizie, vengono uccisi quattro uomini, apparentemente non collegati tra loro. De Nittis, chiamato ad aiutare il vice questore Uta Keller, donna aggressiva, sola e alla costante ricerca di una sfida da vincere, suffraga il metodo con l’intuizione. Non solo, il capitano può contare su una miniera inesauribile di informazioni e retroscena della città: l’amico giornalista Bonfatti sa tutto, conosce tutti e arricchisce il prezioso materiale informativo con una lettura sociologica di una città di provincia fatta di benpensanti e abitudini collettive cristallizzate.
L’autore degli omicidi che lascia oggetti simbolici a fianco dei cadaveri, in segno di spregio, è stato una vittima, anni prima, di un sistema cittadino corrotto e perverso che lo ha privato di dignità e di futuro. L’omicida, dopo il sopruso, ha deciso di vivere nell’ombra, studiare i suoi carnefici per farne un giorno vittime.

Paolo Regina segue le dinamiche di una mente offesa e calunniata che rifiuta il perdono, allontana per tutta la vita la pace dell’oblio. L’omicida non vuole dimenticare, deve vivere quel dolore quotidianamente per poi trasformarlo in azione al momento giusto: “se fossi andato via sarebbero scomparsi dalla mia mente, come una brutta avventura o una malattia superata. E invece ho preferito rimanere qui, in una città che a ogni angolo e in ogni volto mi ricordava di avere subito il Sopruso”. È De Nittis a raccogliere queste motivazioni, a comprendere come un uomo possa covare il male per tutta la vita, dopo averlo pesantemente subito.
De Nittis indaga e la sua vita privata si muove con la “sindrome della botola”: corazzato, espugnabile solo a tratti, legato e slegato insieme, in penombra. C’è Nives, la titolare di un locale a fianco del castello estense, che attrae Gaetano, tra loro una situazione sospesa, a ogni caffè il bilico vacilla. E c’è Rosa, con cui Gaetano vive momenti di serenità e affetto, ma ognuno a casa sua per preservare il rapporto da codici convenzionali troppo usurati. O forse solo illudersi che sia così.

I precedenti romanzi, editi da Sem, con protagonista il capitano De Nittis sono Morte di un antiquario, Morte di un cardinale, Da quanto tempo non piangi capitano De Nittis?

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