Enrico Prevedello - Le stelle mobili del sottosuolo - recensione

Le stelle mobili del sottosuolo

di Enrico Prevedello – Neo edizioni

Come si fa a restare in piedi e a guardare il mondo per il verso giusto quando un evento ci mette sottosopra dal profondo? Enrico Prevedello, padovano, nel romanzo d’esordio Le stelle mobili del sottosuolo, edizioni Neo, affronta il tema della perdita e dell’annichilimento in un giovane uomo, Antonio, che un giorno si trova in una realtà capovolta e semidistrutta. Il soffitto è diventato il pavimento, ogni cosa non è più al suo posto, i punti di riferimento consueti si sono sballati, attorno persone nuove e sconosciute con cui provare a sopravvivere. Come con quel dolore per la morte della ragazza amata, Antonio deve capire cosa sia successo: il mondo è vuoto e diroccato, i mezzi di sostentamento sempre più scarsi e in questa vita assurda torna a farsi vedere Ctonio, l’avvoltoio mortifero che gli parla.

Enrico Prevedello - Le stelle mobili del sottosuolo - recensione

Ctonio, lo dice l’etimologia del nome, ricorda quelle antiche divinità sotterranee degli inferi, è sempre pronto a ricordare ad Antonio il disfacimento a cui tutti andranno incontro e che Antonio conosce. “La notte è silenziosa quanto il giorno e, se guardi giù, le stelle sembrano lentiggini sul viso di una di quelle ragazze della pubblicità, quelle con gli occhi verdi e i capelli ramati e mossi, bellissime. Ce ne saranno ancora di vive?”
L’unica presenza viva e costante, in questo momento, è Ctonio, eppure c’è stato un periodo in cui Ctonio era lontano e non si nutriva di lui. Antonio ora deve pensare a riorientarsi nella casa, nel palazzo e capire se fidarsi delle persone che incontra, uomini e donne che devono fare con quel poco che è rimasto, ma lo accolgono, ricostruiscono, condividono gli spazi e un obiettivo: non morire. Tutti hanno perso tutto e ricominciano da zero con gli attrezzi che hanno, nel nuovo mondo all’ingiù, vige una spietata legge di uguaglianza: la fame e la precarietà non risparmiano nessuno e nessuno si salva da solo.

E il senso di solitudine di Antonio cambia: “per la prima volta da quanto sono qui, sono solo. Ma questa solitudine è diversa. Ora le mie azioni sono sempre in relazione agli altri”. Costruire un orto, trovare cibo, recuperare gli oggetti utili dalle macerie, Antonio partecipa a una piccola comunità che vuole farcela. Ma arriva il momento, per lui, di scegliere autonomamente come salvarsi: un salto nel cielo verso una nuova terra lo attende.

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