Meg Mason - L'opposto di me stessa - recensione

L’opposto di me stessa

di Meg Mason – edizioni HarperCollins

“Tutto è insieme rotto, incasinato e completamente a posto. Ecco com’è la vita. Sono solo le proporzioni che cambiano. Di solito, da sole. Appena pensi che è così, che sarà così per sempre, cambiano di nuovo”. Parole lucide di un uomo, Patrick, un marito che per anni è stato accanto a una moglie, Martha, che ha cercato di sovvertire costantemente quelle proporzioni. L’opposto di me stessa di Meg Mason, edizioni HarperCollins, è un romanzo sulla malattia mentale, sulla famiglia che tramanda l’imperfezione e sull’amore che, a un certo punto, si scontra con il suo opposto. Un romanzo potente che scandaglia le conseguenze della mancanza di protezione materna e la dedizione di un marito in cerca di pace senza combattere.

Meg Mason - L'opposto di me stessa - recensione

Martha è una scrittrice che convoglia la sua sofferenza e la manifestazione della malattia contro la felicità: “non sono brava a essere una persona. Mi sembra che essere viva mi risulti più difficile rispetto ad altri”. Le azioni e le parole di Martha sono come cerchi concentrici che arrivano a colpire e ferire gli altri, in un primo momento inspiegabilmente e poi in maniera sempre più chiara quando la diagnosi della malattia è manifesta. Chiamare per nome quel male è l’inizio della svolta, è finalmente la luce su tante verità malcelate, diventate menzogne e rinuncia alla maternità: “Non avevo avuto scelta. E ogni volta in cui, negli ultimi vent’anni, mi ero osservata e avevo visto una sconosciuta, avevo avuto ragione. Quella non ero mai stata io”. Martha si confronta con la madre, la persona che come fonte di conforto Martha considera “molti gradini sotto l’ultima spiaggia”, è però anche colei da cui tutto parte a cui tutto torna: è come se solo con lei, Martha potesse parlare e capirsi.  

Solo da lei, così simile nella discesa agli inferi, Martha può sentirsi dire che è il momento di crescere e che il coraggio, nato proprio dal dolore di una vita, non le manca. Martha e sua madre sono la stessa donna allo specchio, la madre ha però già potuto capire il senso della sofferenza: “ho capito: le cose accadono. Cose terribili, e tutto ciò che ognuno di noi può fare è decidere se succedono a noi o se, almeno in parte, succedono per noi”. Nei libri e nella scrittura, Martha ha sempre trovato da vivere ed è anche in questo momento di maturazione e passaggio che Martha si immerge nella lettura, si dedica a Virginia Wolf di cui le riecheggiano le parole: “La grande rivelazione forse non è mai arrivata. Al suo posto c’erano piccoli miracoli quotidiani, fiammiferi accesi inaspettatamente nel buio”. La compilazione di un diario è il mezzo per avvicinarsi a quella rivelazione finale e riuscire a vedere ciò che Martha aveva avuto e il significato di quanto aveva perso. Il diario rappresenta tutto ciò che nemmeno lei sapeva di sé e che ora anche Patrick può conoscere: lui che l’ha amata, subita, arginata, voluta da sempre può dirle di essersi sentito risucchiato dalla tristezza di una moglie che sembrava voler essere “concretamente infelice” e in cerca di un supporto continuo. Patrick, pur accusato negli anni di essere passivo e vuoto, può finalmente dirle quanto sia stato felice. Ma Martha, che tutto quel buono allora non riusciva a vederlo, adesso inizia a capire: ha nuovi strumenti per affrontare sé stessa prima ancora di affrontare il mondo.

Recensione apparsa sul numero di gennaio-febbraio della rivista letteraria Leggere tutti.

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