Patrizia Zappa Mulas - L'ombra di Nora - recensione

L’ombra di Nora

di Patrizia Zappa Mulas – Sem editore

“Nascondiamo tutti una parte di noi, evidentemente ce ne vergogniamo. È la nostra zona d’ombra, non vogliamo risponderne a nessuno. E ci dà sollievo rifugiarci nell’oscurità perché ci libera dallo sguardo degli altri”. A dirlo è Nora Casiraghi, una gallerista milanese, persona in vista, ma anche invisa che, durante un viaggio in treno, incontra il maggiore dei Carabinieri Agostino. Due sconosciuti che potrebbero evitare di parlare o scambiarsi banalmente solo qualche parola, si fiutano, scrutano i reciproci dettagli e iniziano a ragionare sull’attrazione degli opposti.

Patrizia Zappa Mulas - L'ombra di Nora - recensione

L’ombra di Nora (Sem) di Patrizia Zappa Mulas, è un romanzo raffinato in cui la storia dell’arte e l’analisi acuta sulle ombre degli altri accompagnano una trama, al centro della quale sta Nora, il furto che ha subito e una criptica lettera anonima.
L’incontro in treno è il confronto a specchio tra due personalità a cui basta poco per comprendere e dedurre chi sia l’altro: dettagli, gesti, pose diventano rilevatori di solitudine, malinconia, precarietà, cultura, status.
Nora fa un ritratto immediato di Agostino, è colei che gli mostra dall’esterno che uomo sia e gli ricorda quanto lo “stare troppo da soli intensifica il nostro punto di vista e lo rende inconfutabile”.
Ed è così che si sprofonda nell’ombra del mondo interiore, “dimentichiamo di essere parte di qualcosa, frequentiamo solo i nostri ricordi, i nostri fantasmi”.

Il maggiore Agostino, incaricato da Nora, inizia a indagare sul furto e sul significato della lettera, si trasferisce a casa della gallerista dove conosce il marito e la corte degli accoliti: collaboratrici, dipendenti, persone di fiducia. Su ciascuno grava il sospetto di essere il responsabile del furto, cioè del tradimento a Nora, punto centripeto a cui tutti sono legati e devono qualcosa, soprattutto per la fiducia che Nora ripone. Nella villa fuori città della protagonista, va in scena la rappresentazione del dramma familiare: è questa la famiglia di Nora, ci sono tutti attorno al tavolo, e, tra loro, il colpevole.
Il maggiore Agostino giunge alla verità: ci arriva perché sa indagare sugli altri e dentro stesso e perché la filologia, che coltiva per passione, è un sapere in grado di decifrare anche il presente. La confessione del reato, da parte del responsabile, è il paravento che nasconde un tradimento ben più profondo, subdolo, una doppiezza che potrebbe scardinare gli equilibri costruiti da Nora, una mater familias che tutto sa e a cui spetta l’ultima scelta.