di Massimo Carlotto – Rizzoli editore
Cercano tutti una via d’uscita dalla sofferenza, chi per amore, chi per soldi, riscatto o vanità. E verrà un altro inverno, edizioni Rizzoli, di Massimo Carlotto è un romanzo senza un colpevole perché ciascuno ha la sua parte di colpa che si contamina con quella di un altro e la completa. Bruno Manera, imprenditore che arriva in valle dopo avere sposato Federica, figlia di una famiglia di maggiorenti, è il forestiero a cui si attribuisce la rottura di equilibri, è lo sconosciuto verso cui, in valle, è naturale nutrire sospetti. Bruno ama sua moglie, ma l’amore unilaterale non basta a mantenere in piedi un matrimonio nato zoppo.

Federica è una giovane donna di cui tutti parlano e, in valle, il peso sociale della reputazione condiziona le scelte di vita. Messo da parte il lutto per l’uccisione del marito e un lieve senso di colpa, Federica agisce: diretta dal padre che gode di una certa influenza dentro e fuori la famiglia, Federica si muove per difendere fondamentalmente se stessa e il buon nome. Non c’è ricerca di verità né desiderio di giustizia per l’omicidio del marito, ma un disperato bisogno di non finire travolta dal fango. Federica, tra le pagine, è un personaggio onnipresente anche in modo indiretto perché nominata, temuta, odiata da chi ha un conto in sospeso con lei, donna capace di sovvertire i ruoli e diventare da amante a nemica che influisce sui destini altrui. Gli uomini attorno a Federica sono persone che non sanno prevedere il vero prezzo della colpa, avanzano per opportunismo, mero calcolo o per folle mitomania, come la guardia giurata Manlio Giavazzi, alla fine vittima della sua stessa macchinazione.
Giavazzi si inserisce nella vita di Bruno Manera offrendo aiuto e amicizia, ma il piano è fare qualcosa di grandioso per il paese riscattando se stesso da un dolore familiare, il suicidio del figlio, da quella condizione di uomo solo e ai margini senza futuro. Non c’è generosità né gratuità dei gesti negli uomini, ma un male che li rende complici e avversari da eliminare. Giavazzi sa che “verrà un altro inverno”, è attrezzato, pensa di avere compreso come affrontare ciò di cui gli altri si lamentano, ma nella sua egotica pratica del male che cerca solo la dimostrazione di essere capace di risolvere ogni problema, non ha fatto i conti con gli altri, soprattutto con le donne. Perché le donne, come dice Michi, uno dei balordi invischiato in un omicidio, “hanno un sesto senso, non le freghi mai”, ed è vero perché le donne di questo romanzo, anche quelle più semplici, usano quel sesto senso per andare oltre e intervenire quando è il momento giusto.

