di Paola Antonia Tasca – Mondadori
L’asfissia delle mura domestiche può fare ammalare una donna se la sottrae alla realizzazione personale, fatta di lavoro, patente di guida, identità. Paola Antonia Tasca racconta la famiglia italiana della fine degli anni settanta, quando l’occupazione lavorativa della donna, soprattutto se moglie e madre, era sconsigliata. E le conseguenze intime sulla salute, l’equilibrio e la felicità della donna erano trascurabili, non degne di attenzione.
Sarebbe bellissimo, edizioni Mondadori, è un romanzo che mette al centro Olga, moglie e madre che sente stridere il suo bisogno di autodeterminazione rispetto alle convenzioni tanto rassicuranti quanto schiaccianti di una cultura che la vuole inserita nel perimetro della casa, come è sempre stato per tante altre donne.

La compressione la fa ammalare di depressione, il male oscuro che i familiari hanno difficoltà a comprendere. Il marito Pietro è troppo preso da ciò che sta accadendo in Italia. Siamo nei mesi del rapimento Moro, iato epocale, evento catalizzatore dell’attenzione degli italiani. Il dolore di Olga pare invisibile agli occhi di Pietro, attivista del Pci, che si spende per gli ideali politici, interiorizza la tensione sociale, ma non sa maneggiare la sofferenza di Olga, i suoi bisogni. C’è una distanza incolmabile fra marito e moglie. Quella fatica di vivere, a un certo punto, Olga non la può più nascondere, nemmeno davanti ai figli Nora e Tonio. L’infelicità di Olga è appesantita dalla colpa: quella di sentirsi responsabile dell’infelicità di tutta la famiglia, come se il suo compito fosse quello di esistere solo in funzione di qualcuno, portando addosso anche tutto il dolore degli altri. “Si erano seduti tutti a tavola, e lei aveva pensato: dovrei essere contenta così.”
E invece no, questa compostezza non basta, soffoca, la spinge ancora più lontano, verso la consapevolezza che l’amore giovanile con Pietro non ha retto alla sua maturazione di donna che sente il bisogno di affacciarsi a quella finestra che, come diceva Alba De Cespedes, c’è nella vita di ogni donna.
In soccorso di Olga, intervengono le sorelle Angela e Caterina, la prima ancora in cerca del grande amore a cinquant’anni e la seconda non totalmente libera di scegliere chi amare, perchè convenzioni e perbenismi pesano molto in questa Italia di fine anni Settanta. Le tre sorelle rappresentano i lenti cambiamenti di stili di vita e ruoli a lungo cristallizzati che le donne hanno vissuto nel secondo dopoguerra: dall’anelito verso la costruzione di una famiglia tradizionale, al rifiuto della famiglia come unico grembo in cui vivere, alla rottura delle schemi a favore di un’autonomia che possa anche non prevedere la dipendenza economica e affettiva da un uomo.
I figli Nora, la maggiore, e Tonio assistono al deperimento della mamma. Tonio ne parla nei temi scolastici, la scrittura dà un senso a quel che il bambino vede a casa, ai comportamenti dei grandi.
Nora è una sentinella, non perde mai di vista la mamma e vive l’angoscia della depressione materna, la fragilità di cui non conosce bene i contorni, ma di cui afferra il vortice di smarrimento. “Sentiva di continuo quell’impulso ingovernabile che la spingeva a controllare cosa stava facendo, che faccia aveva, cosa stava succedendo”. Nora cresce in fretta, a volte senza potere intendere i codici del mondo degli adulti, ma intuendone la crisi: crisi di una famiglia e di un sistema messo in discussione da una nuova possibilità che una donna si è data nella vita, spogliandosi di un ruolo pietrificato che non la rappresenta più. Olga, per troppo tempo considerata solo una donna sensibile, dopo un periodo di cura, si scopre capace di riportarsi al centro di scelte, progetti e di una felicità che riguardi solo lei.
Sarebbe bellissimo sarà presentato il 12 dicembre alle 17:30 all’Udi di Ferrara, via Terranova 12/B

